La professione

Tutto sulla figura del tecnico meccatronico

Meccanica, elettrotecnica, informatica industriale ed elettronica tutte insieme: la figura del tecnico meccatronico è sempre più richiesta nelle aziende di ogni settore. Ecco cosa è utile sapere

  Lavoro
studente ITS Academy Meccatronico

“È un profilo che di recente ha avuto un grande successo ma, considerando l’evoluzione tecnologica degli ultimi dieci anni, è anche un profilo fortemente in crescita. Quello che oggi richiedono le aziende non è il semplice meccatronico, ma il meccatronico 4.0, cioè un professionista che sappia gestire le tecnologie innovative. È questa la formazione che cerchiamo di dare. Se mi chiede quanta richiesta c’è, posso dirle che se avessi tre o quattro volte gli allievi che stanno frequentando il mio ITS, tutti troverebbero lavoro con posizioni assolutamente di rilievo in azienda”.

Molte delle risposte che cercate riguardo la professione del meccatronico le ha date, in queste poche righe, il Direttore generale dell’ITS Academy Meccatronico del Veneto Giorgio Spanevello, al vertice di questa realtà sin dalla sua nascita nel 2010.

Giorgio Spanevello, Direttore generale dell’ITS
Academy Meccatronico del Veneto

Tecnici e apparecchi meccatronici

Partiamo da una definizione accademica di questo profilo: il meccatronico è un tecnico che riesce a mettere assieme componenti provenienti da aree tecnologiche diverse, quali la meccanica, l’elettrotecnica, l’informatica industriale e l’elettronica, in modo da creare un sistema di automazione che sia in grado di svolgere una funzione produttiva in azienda. Si tratta di una figura professionale che raccoglie in sé una serie di competenze già individualmente complesse e che devono essere messe insieme.

“I componenti su cui si lavora spesso provengono da aziende diverse e quindi devono essere trattati con perizia sfruttando competenze avanzate”, aggiunge Spanevello. “In tutto il mondo manifatturiero italiano (che sia settore meccanico, tessile, della plastica, chimico o alimentare) ci sono sistemi di automazione, e i nostri tecnici sono impegnati in tutte le produzioni di tipo industriale. I nostri allievi riescono a inserirsi in diverse realtà, che di per sé non sono nel settore meccatronico, ma sfruttano le competenze del mondo meccatronico per tutti i sistemi di automazione che hanno al loro interno. Per esemplificare, ecco come di solito spiego cos’è un apparecchio meccatronico: un’automobile, un frigorifero, una lavatrice e qualsiasi cosa coniughi un dispositivo elettrico, elettronico, meccanico e informatico”.

Perché per diventare meccatronico bisogna fare l’ITS

Come spesso accade quando si parla di istruzione post-diploma, la domanda sorge spontanea: perché dovrei fare un Istituto Tecnico Superiore e non l’università? Nel caso del meccatronico, è vero, sembrerebbe che lauree come ingegneria meccanica, energetica o informatica possano dare la stessa formazione. Quello che cambia però – e questo è bene tenerlo a mente nel confronto fra università e ITS – è l’impostazione. Quello dell’ITS non è un sapere di tipo enciclopedico, ma pratico. Lo studente si immerge fin da subito nella realtà aziendale e viene posto di fronte ai problemi concreti che sorgono, così ci si propone di sviluppare competenze di tipo teorico e pratico volte alla loro risoluzione.

Questa è l’impostazione che caratterizza l’istruzione tecnica superiore, che basa infatti buona parte del suo percorso formativo nella collaborazione con aziende. L’approccio universitario, invece, si basa molto di più sulla teoria: si studia tutto quel che c’è da sapere sull’argomento – sulla meccanica o l’elettrotecnica, se vogliamo stare in tema – per poi applicare le conoscenze alla risoluzione di problemi, quando questi si presentano.

Inoltre, per ragioni direttamente collegate al tipo di formazione, anche le posizioni lavorative che occupano ingegneri e tecnici meccatronici in azienda sono diverse: la capacità del tecnico superiore che esce da un ITS è quella di comprendere i problemi e sapere intervenire direttamente per risolverli. L’ingegnere, invece, è generalmente più improntato al mondo della ricerca e dell’innovazione, per quel che riguarda la parte tecnica, e può poi inserirsi nelle imprese come manager e gestore della filiera produttiva.

“Potremmo dire che il Tecnico Superiore Meccatronico (diplomato ITS) è un po’ come il perito di una volta” dice Spanevello. “Nella realtà italiana i periti industriali non ci sono più, né di nome né di fatto. Questo perché da un lato, con l’ultima riforma dell’istruzione tecnica, il titolo rilasciato è quello di tecnico e dall’altro le buone competenze di base fornite dalla scuola superiore non sono più sufficienti per un mondo produttivo in continua evoluzione tecnologica. Infatti, i diplomati tecnici di scuola superiore hanno buone basi teorico-pratiche, ma manca loro l’esperienza in azienda e quindi la capacità di applicare quello che hanno imparato aggiornandolo alle nuove tecnologie. Si può dire inoltre che la figura dell’ingegnere e quella del Tecnico Superiore non sono in competizione in azienda. In una realtà come quella italiana sono richiesti sicuramente molti ingegneri, ma dall’altro lato sono richiesti sempre più Tecnici Superiori dotati di abilità pratiche – che sono quelli che escono dagli ITS”.

La diffusione degli ITS meccatronici in Italia e il dialogo con le aziende

La rete di ITS meccatronici in Italia, regione per regione, ha una copertura completa sul territorio nazionale. Prendendo per esempio la rete di cui Spanevello è dirigente, essa attualmente conta 11 fondazioni associate e la sua offerta formativa è in crescita.

I corsi ITS per tecnici meccatronici offrono quattro indirizzi formativi: progettazione, produzione e assemblaggio, gestione e manutenzione. Quest’ultimo in particolare, storicamente considerato inferiore, è molto in crescita negli ultimi anni. Ciò accade perché sempre più le aziende si stanno orientando verso sistemi di manutenzione predittiva basata sulla teoria del guasto zero. Significa che, attualmente, le aziende non possono permettersi che un macchinario si rompa improvvisamente. È quindi necessario prevedere qual è il rischio che questo accada e in che tempi, in modo da intervenire preventivamente.

Le aziende più strutturate si sono inserite nel sistema ITS fin dall’inizio, perché probabilmente erano già a conoscenza dei modelli che all’estero funzionano da decenni, i quali dimostrano che la formazione di tipo professionalizzante è fondamentale nel mondo del lavoro” afferma Spanevello. “In questi anni abbiamo portato avanti – insieme a diverse associazioni datoriali che credono in questo sistema – un’importante campagna di informazione. Attualmente le aziende si trovano nella condizione in cui, per ricambio generazionale e per necessità di innovazione, vi è una notevole carenza di tecnici che siano in grado di affrontare le problematiche delle nuove tecnologie. Per questo, sempre più aziende si sono rivolte ai tecnici che escono dagli ITS Academy, perché consapevoli che gli studenti usciti dalle scuole secondarie superiori sono bravi, ma non sono preparati alla realtà aziendale. Necessitano di un periodo di formazione on the job”.

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Valentina Guglielmo
Collaboratrice
Dottorata in astrofisica e con un master in giornalismo scientifico, collaboro con alcune testate scrivendo soprattutto di astrofisica e scienze spaziali, salute e ambiente.
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