Verso la riforma

Riforma ITS, secondo i sindacati gli obiettivi non sono così ambiziosi

L’obiettivo del Pnrr di incremento del 100% degli iscritti e dei diplomato va considerato come un target minimo, dicono i portavoce di Cisal e Anief

“L’obiettivo del Pnrr di incremento del 100% (della formazione ITS, ndr) fino a 18.750 iscritti e 5.250 diplomati va considerato come un target nemmeno troppo ambizioso”. Per il delegato Cisal (la Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori) Gian Mauro Nonnis, con la riforma sugli ITS l’asticella dovrebbe invece essere posizionata molo più alto: “100mila studenti in tutta Italia, a cui collegare assunzioni con contratto a tempo indeterminato”.

Questo perché gli altri Paesi europei hanno tassi di partecipazione ai percorsi d’istruzione terziaria breve di molto superiori a quello italiano. La posizione di Nonnis è contenuta in un comunicato pubblicato da Anief (l’Associazione nazionale insegnanti e formatori) lo scorso 19 maggio, cioè il giorno in cui la riforma degli ITS è stata approvata dalla commissione Cultura del Senato.

Dal canto suo, il segretario confederale Cisal e presidente Anief Marcello Pacifico ha rilevato come “gli ITS rimangono molto al di sotto della media Europea”. Per il sindacalista è giusto “invertire la rotta utilizzando i finanziamenti proprio del Pnrr, ma questi fondi “sarebbero dovuti servire anche per rivedere le politiche di reclutamento nella scuola, per aumentare gli organici in base ai bisogni e agli abbandoni concentrati in determinate aree, ampliare le sedi e l’obbligo scolastico, valorizzare il personale, introducendo forme di carriera e aumenti di stipendio legati al costo della vita, assieme a specifiche indennità, anche di rischio, oltre che cambiare le regole sulla mobilità con l’abolizione degli attuali vincoli incostituzionali”.

Invece Andrea Messina, delegato Cisal, ha rimarcato l’utilità sociale della formazione realizzata con gli ITS e la “compatibilità ambientale” dei processi produttivi: “in considerazione delle assunzioni che le imprese intendono realizzare è giusto investire in questo segmento”. Insomma, una riforma che punta nella giusta direzione ma ancora insufficiente nei numeri e non abbastanza ambiziosa, almeno nella visione dei sindacati del settore.

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Riccardo Pieroni
Collaboratore
Giornalista freelance. Mi occupo soprattutto di politica, economia e criminalità organizzata. Ho co-fondato il portale L'Eclettico. Lavoro per l'agenzia di stampa parlamentare Public Policy.
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