L'intervista

Riforma ITS, dai laboratori agli stage: le norme sul mondo del lavoro

Abbiamo chiesto a Matteo Colombo, ricercatore di Adapt che si occupa da anni di Istituti Tecnici Superiori, di commentare alcune delle principali novità della riforma

“Bisogna promuovere l’identità e la riconoscibilità degli ITS, diffondere la loro conoscenza a livello nazionale e superare la frammentazione normativa”: così Matteo Colombo, ricercatore di Adapt (l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali) che da anni si occupa degli Istituti Tecnici Superiori e del loro “legame speciale” con territori e imprese ha riassunto a TuttoITS le più importanti e urgenti necessità.

La riforma sugli ITS si trova ancora al Senato e prevede una serie di norme che avranno senz’altro un impatto sul mondo del lavoro. Abbiamo chiesto a Colombo di commentare alcune delle principali novità contenute nel testo, che deve essere licenziato dalla commissione Cultura per poter approdare nell’aula di Palazzo Madama. Recentemente è arrivato il parere della commissione Bilancio sul testo: un passo in avanti per la conclusione dell’iter del provvedimento. 

Nuove aree tecnologiche

La possibilità di allargare il numero delle aree tecnologiche (attualmente sono 6) a nuovi ambiti “è un tentativo di rispondere non soltanto alla realtà del mondo di lavoro di oggi, ma di legarsi anche alle politiche internazionali”, spiega Colombo. Il ricercatore evidenzia come “transizione verde e transizione digitale” non siano soltanto slogan, ma “politiche comunitarie: l’Ue mette a disposizione dei fondi e ci sono dei piani su queste aree”. Con un intervento normativo di questo tipo non va però sottovalutata l’autonomia delle Fondazioni. “Va garantita. Si tratta della forza degli ITS: radicarsi in specifici territori senza cadere nel particolarismo. Il primo obiettivo di ogni riforma deve essere quello di favorire l’autonomia a livello locale, in modo tale da personalizzare i percorsi a esigenze specifiche”, sostiene il ricercatore di Adapt.

Stage e tirocini

Con la riforma gli stage aziendali e i tirocini formativi saranno obbligatori almeno per il 35% della durata del monte orario complessivo dei percorsi ITS. “Gli Istituti sono più avanti della previsione normativa. I monitoraggi di Indire ci dicono che le ore dedicate sono il 40%. La riforma riconosce e fissa degli standard che sono già realtà”, rileva Colombo. La dimensione dello stage è fondamentale, soprattutto per acquisire quelle che sono definite competenze trasversali, che possono emergere solo dall’esperienza reale, afferma il ricercatore. “Aumentare il monte ore di stage e promuovere tutte le forme di integrazione sono interventi da salutare con favore perché vanno semplicemente a riconoscere la frontiera del mondo del lavoro di oggi. Ragazze e ragazzi devono toccare con mano l’innovazione, per capirla e modificarla. Ciò consentirà loro di far emergere delle competenze che sono assolutamente fondamentali”. 

“Per quello che riguarda i profili tecnici spesso le aziende lamentano una scarsa capacità di essere propositivi e protagonisti. Questo tipo di capacità di entrare nel mondo del lavoro è evidente che si acquisisca grazie agli stage e alle attività in laboratorio”, spiega Colombo. 

I laboratori

La riforma prevede un Fondo per l’istruzione tecnologica superiore, istituito nello stato di previsione del ministero dell’Istruzione: un finanziamento stabile per gli ITS, finalizzato anche al potenziamento dei laboratori.

“Si tratta di un aspetto cruciale. Al momento il 25% delle attività formative si svolge nei laboratori. Ci sono alcuni settori produttivi nei quali l’esperienza di stage può essere difficile. In questi casi risulta più intelligente promuovere le attività nei laboratori”, afferma il ricercatore di Adapt. Il potenziamento di queste strutture, che appartengono in minima parte alle Fondazioni, è “un primo passo verso un’evoluzione del sistema ITS. Il mercato del lavoro contemporaneo richiede costanti processi di riqualificazione. I laboratori possono essere anche luoghi nei quali il lavoratore adulto o il disoccupato vanno a realizzare percorsi di formazione continua”, sostiene Colombo. Secondo il ricercatore ciò porterebbe alla realizzazione di un obiettivo ancora più ambizioso: far diventare gli ITS delle vere e proprie piattaforme terziarie.

Ifts e parti sociali

Secondo il ricercatore di Adapt la riforma non interviene su due aspetti che meriterebbero maggiore attenzione. Innanzitutto manca un riferimento al sistema Ifts, cioè i percorsi di Istruzione e formazione tecnica superiore dalla durata annuale. “Gli Ifts oggi sono l’anello debole della filiera formativa professionale e sono molto simili ai percorsi ITS. Sarebbe interessante capire se, in futuro, si intende dedicare un’attenzione specifica a questi percorsi”, afferma Colombo. 

Bisogna poi garantire un maggiore coinvolgimento delle parti sociali negli Istituti Tecnici Superiori. “Va favorita la partecipazione degli attori della relazioni industriali. Io credo che anche il sindacato possa avere un ruolo decisivo nel favorire la riconoscibilità degli ITS. Il coinvolgimento delle parti datoriali darebbe poi agli Istituti un maggiore dinamismo”. 

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Riccardo Pieroni
Collaboratore
Giornalista freelance. Mi occupo soprattutto di politica, economia e criminalità organizzata. Ho co-fondato il portale L'Eclettico. Lavoro per l'agenzia di stampa parlamentare Public Policy.
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