Verso la riforma

Riforma ITS, le implicazioni sul mondo del lavoro

Attrezzature adeguate, nuove figure professionali e maggiori opportunità per gli studenti. Alcune delle novità contenute nella riforma sugli Istituti Tecnici Superiori

  Lavoro

Gli ITS devono contribuire in modo sistematico a sostenere le misure per lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo. Devono colmare progressivamente la mancata corrispondenza tra la domanda e l’offerta di lavoro, che condiziona lo sviluppo delle imprese – soprattutto piccole e medie.

Il testo della riforma sugli Istituti Tecnici Superiori mette per iscritto – precisamente all’articolo 2 – quali sono gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, quali le implicazioni sull’occupazione e sulle professioni del futuro. 

Il provvedimento si trova ancora nella commissione Cultura al Senato e potrebbe essere modificato da alcuni emendamenti (ne sono stati presentati più di 70 dai gruppi parlamentari), ma diverse norme contenute nella sua versione attuale avranno senz’altro un impatto sul mondo del lavoro. Vediamo quali sono.

Coprire i fabbisogni 

Oggi gli ITS sono suddivisi in 6 aree tecnologiche: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e tecnologie della informazione e della comunicazione. 

La riforma punta ad allargare il numero delle aree che sono state introdotte dal Dpcm del 2008, provvedimento alla base della storia degli ITS in Italia. Sarà un decreto del ministero dell’Istruzione, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, a individuare una serie di aree tecnologiche che dovranno fare riferimento ad ambiti come: “transizione ecologica, compresi i trasporti, la mobilità e la logistica; transizione digitale; le nuove tecnologie per il made in Italy, compreso l’alto artigianato artistico; le nuove tecnologie della vita; i servizi alle imprese e agli enti senza fine di lucro; le tecnologie per i beni e le attività artistiche e culturali e per il turismo; le tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei dati; l’edilizia”.

L’individuazione delle nuove aree tecnologiche “tiene conto delle principali sfide attuali e linee di sviluppo economico”, si legge nel testo della riforma. Quali implicazioni ha questa misura? L’introduzione di nuove aree consentirà di coprire fabbisogni formativi che, allo stato attuale, risultano poco coperti. Fabbisogni che necessitano di figure preparate e profili adeguati alle richieste che arrivano dal mondo produttivo. Rientra in questa logica il riferimento alla “transizione ecologica” o alla “transizione digitale”, due ambiti che coinvolgono gran parte degli investimenti contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). 

Va poi evidenziato che il testo della riforma prevede, tra le priorità strategiche degli ITS, la formazione professionalizzante di “tecnici superiori” per soddisfare i fabbisogni in relazione alla transizione digitale. “Anche ai fini dell’espansione dei servizi digitali negli ambiti dell’identità, dell’autenticazione, della sanità e della giustizia, all’innovazione, alla competitività e alla cultura, alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica, nonché alle infrastrutture per la mobilità sostenibile”.

Crescono le opportunità per gli studenti

Il testo della riforma affida alle imprese un ruolo centrale. Si prevede che la docenza degli Istituti dovrà arrivare “per almeno il 60% del monte orario complessivo” dal mondo del lavoro. Inoltre gli stage aziendali e i tirocini formativi saranno “obbligatori almeno per il 35%” della durata del monte orario complessivo dei percorsi formativi.  Potranno essere svolti anche all’estero e saranno “adeguatamente sostenuti da borse di studio”.

Le novità del provvedimento rafforzeranno i momenti di incontro tra mondo delle imprese e studenti. Per questi ultimi cresceranno le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, visto l’aumento del monte orario complessivo dedicato a stage e tirocini. Queste sono occasioni in cui poter mostrare le proprie qualità professionali e applicare le competenze acquisite sia sul campo sia durante l’attività prettamente teorica degli Istituti. Inoltre andare all’estero per svolgere queste attività per molti rappresenterà il primo confronto con un’esperienza professionale al di fuori dei confini nazionali. Un arricchimento – sia umano, che lavorativo – da non sottovalutare e che non sfigurerà affatto nel proprio curriculum vitae.

Attrezzature adeguate

Con la riforma arriva un Fondo per l’istruzione tecnologica superiore, istituito nello stato di previsione del ministero dell’Istruzione. Si tratta di un finanziamento stabile per gli ITS: sono previsti 68 milioni di euro quest’anno e 48 milioni annui a decorrere dal 2023. Il Fondo finanzierà anche il potenziamento dei laboratori e delle infrastrutture tecnologicamente avanzate, comprese quelle per la formazione a distanza, utilizzati, anche in via non esclusiva, dagli Istituti”. La previsione contenuta nella norma consentirà a studenti e studentesse di avere attrezzature più adeguate per svolgere le attività previste dai percorsi formativi. Lo stanziamento di risorse in favore dei laboratori porterà senz’altro un beneficio allo sviluppo delle competenze, permettendo ai futuri professionisti di esercitarsi al meglio sulla parte pratica. 

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Riccardo Pieroni
Collaboratore
Giornalista freelance. Mi occupo soprattutto di politica, economia e criminalità organizzata. Ho co-fondato il portale L'Eclettico. Lavoro per l'agenzia di stampa parlamentare Public Policy.
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