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Quando la banca connette imprese e formazione

Il Gruppo UniCredit sostiene l’interconnessione tra il mondo delle pmi e gli Istituti Tecnici Superiori. Renzo Chervatin, responsabile sviluppo territori Nord Est di UniCredit, racconta perché gli ITS possono fare la differenza per il sistema produttivo nazionale e lanciare una sfida più ampia all’istruzione nazionale

In collaborazione con: UniCredit

Cosa hanno in comune le banche e gli ITS? A prima vista poco, almeno per quelli che sono i rispettivi obiettivi di partenza. Eppure, gli istituti di credito e gli istituti tecnici superiori hanno entrambi due peculiari punti in comune: il forte radicamento sui territori e la vicinanza ai tessuti produttivi. Le imprese, a loro volta, hanno bisogno di credito, quello bancario, e di capitale, quello umano, per strutturare sfide ambiziose e stare con successo sul mercato. La recente riforma e il Piano nazionale di ripresa e resilienza confermano l’importanza della formazione professionale terziaria per ridurre le distanze tra istruzione e lavoro.

Come ha dimostro anche il recente progetto Upskill, che ha interessato Lombardia e Veneto, due territori con un alto numero di ITS, le iniziative che favoriscono un momento di incontro tra realtà produttive (anche piccole e micro) e mondo della formazione si rivelano virtuose: permettono alle aziende di ricevere un boost di stimoli e know how, e agli studenti di conoscere davvero le esigenze delle realtà produttive e capire dove e come posizionarsi nel mondo del lavoro.

A favorire l’incontro tra imprese e istituzioni formative possono essere anche le banche, come dimostra il caso di UniCredit. Il Gruppo è stato partner del progetto Upskill, promosso nei mesi scorsi da Fondazione Cariverona e Upskill 4.0, ribadendo ancora una volta il suo interesse per il tema del mismatch giovani e imprese (aveva già supportato progetti che consentivano alle imprese di lanciare una sfida agli istituti tecnici superiori, come nel caso di Upskill Piemonte). In precedenza aveva già incontrato il mondo degli ITS nell’ambito di un accordo con l’Associazione Rete Fondazioni ITS Italia. Ma cosa spinge un grande Gruppo a favorire queste interconnessioni, oltre al legittimo desiderio di essere partner di iniziative importanti? Che differenza può fare la crescita di appeal della formazione professionale per le imprese e l’arricchimento dell’offerta formativa, due obiettivi della riforma? Lo abbiamo chiesto a Renzo Chervatin, Responsabile sviluppo territori Nord Est di UniCredit.

Chervatin, Upskill ma non solo: UniCredit aveva già dimostrato il suo interesse per il mondo ITS organizzando il webinar Skill for the future con l’Associazione Rete Fondazioni ITS Italia, nell’ambito di un accordo sistemico. Come, perché e quando nascono queste collaborazioni?

Upskill rappresenta un progetto di ecosistema che riunisce attori di campi diversi e consente alle piccole e medie imprese di accelerare: alle banche spetta anche il compito di creare connessioni, opportunità, ed eventualmente finanziare quei progetti che hanno in sé le potenzialità per diventare grandi e creare valore. Complimenti a Fondazione Cariverona per averci creduto ed aver investito su questi temi. Le piccole e medie imprese coinvolte hanno avuto la possibilità di avvicinarsi a percorsi di innovazione a tutto campo, dimostrando ancora una volta, di essere reattive al cambiamento, bisognose di aiuto tecnologico ma anche metodologico. Il nostro affiancamento al mondo ITS è ormai datato da molti anni, perché abbiamo sempre considerato fondamentale il collegamento tra mondo delle imprese e formazione tecnica superiore. Siamo particolarmente felici di essere partner di progetti come questo di cui siamo curiosi di vedere i risultati, certi della validità di questo approccio educativo.

Come banca avete un dialogo privilegiato con le imprese e con i loro bisogni, anche in tema di formazione terziaria non universitaria: che competenze chiedono le aziende? Che ruolo può giocare un gruppo bancario per favorire l’incontro tra istituzioni formative e imprese?

L’Istituto tecnico superiore è una realtà ancora poco conosciuta: in Italia coinvolge per ora 13 mila studenti. Tuttavia, il modello educativo degli ITS lancia una vera e propria sfida “culturale” all’istruzione e alla formazione italiana. Oggi il tema chiave è la competenza tecnica, gli Its si sono dimostrati una buona palestra per formare le competenze. L’80% dei frequentanti è occupato e tra questi il 90% ha trovato un lavoro coerente con il percorso di studi fatto, con un picco tra chi ha frequentato un corso nell’ambito del sistema meccanica. Lasciatemi dire, “nelle piccole imprese fanno fatica ad arrivare agli ingegneri e l’Its può essere la soluzione”.  Abbiamo firmato un accordo con la rete degli Its a livello nazionale. Attraverso la partnership, UniCredit s’impegna a supportare le attività formative degli Its associati attraverso la messa a disposizione di competenze o moduli formativi in ambito finance, la possibilità di partecipare a eventi formativi o a occasioni di incontro tra studenti e imprese del territorio. Il progetto è realizzabile grazie alla disponibilità volontaria dei nostri colleghi e dei pensionati UniGens. Si tratta di un gruppo di persone che lavora o ha lavorato per UniCredit, che dona tempo, competenze ed esperienze per lo sviluppo sociale del territorio. Lo scopo è creare connessioni tra imprese e studenti.

Renzo Chervatin, Responsabile sviluppo territori Nord Est di UniCredit

Come banca avete il polso dei territori: in che modo gli ITS rispondono ai bisogni specifici delle aziende di questi territori e cosa possono fare ancora?

Gli ITS, in cui è forte la partecipazione delle imprese, garantiscono livelli di offerta formativa alti con standard di innovazione elevati; hanno un reale collegamento scuola-lavoro: il tirocinio in azienda consente di sviluppare competenze in aree tecnologiche considerate strategiche per lo sviluppo economico e per la competitività del Paese. Hanno un approccio learning-by-doing, project work, problem solving, design thinking estremamente pragmatici e vicini a ciò che ricercano le aziende. I ragazzi sono inoltre seguiti da docenti professionali: il 50% degli insegnanti provengono dal mondo delle imprese e delle professioni. Utilizzano metodologie specifiche per insegnare ad applicare queste tecniche che, grazie alla collaborazione delle imprese, permettono di realizzare progetti all’avanguardia.

Gli ITS rappresentano la fucina dei talenti manifatturieri di domani: secondo il monitoraggio Indire gli Istituti Tecnici Superiori sono il canale formativo che ha maggiore successo occupazionale in Italia e in Europa. UniCredit investe da anni anche in formazione e educazione finanziaria gratuita per privati e aziende, per sostenerne la competitività delle imprese e aumentare la capacità dei singoli di realizzare scelte economiche sostenibili nel tempo. In Veneto sono presenti 7 ITS e quattro di questi sono annoverati fra le prime 10 “eccellenze italiane”, come da rilevazione INDIRE* (Ministero dell’Istruzione): l’Istituto Tecnico Superiore Academy LAST è un corso biennale di specializzazione post diploma nell’ambito della logistica e dei sistemi innovativi per la mobilità (Verona); l’ITS RED, Efficienza energetica e Tecnologie per il made in Italy (Padova); ITS COSMO, Nuove tecnologie per il Made in Italy, comparto Moda (Padova); ITS per il Turismo, beni e attività culturali (Treviso).

Cosa ostacola una piena comprensione dei vantaggi di una formazione professionalizzante, come quella degli ITS? Quali sono le leve per valorizzare e comunicare meglio questi percorsi, anche al fine di avvicinare platee sempre più eterogenee?

Questo modello educativo sostituisce il “sapere” con il “saper fare”. Gli ITS sono un’occasione di incontro fra mondo delle imprese, chiamato a partecipare attivamente alla governance e alla didattica e mondo dell’istruzione tecnica. Non li chiamerei percorsi di serie B, bisogna avere rispetto per l’innovazione, per il cambiamento che ci attende ma soprattutto per il lavoro. Giudicarli meno del sistema universitario è frutto di un pregiudizio culturale tipico italiano. Gli ITS diventeranno delle vere e proprie “Accademie del Made in Italy” e favoriranno l’affermarsi di un processo virtuoso che porta le imprese a esercitare pienamente una responsabilità educativa in un territorio. Il gap del nostro Paese si percepisce nel confronto con la Germania, dove la formazione terziaria professionalizzante vanta una lunga tradizione: le Fachhochschulen coinvolgono oltre 800 mila studenti ma questo gap quantitativo andrà a colmarsi nei prossimi dieci anni, i fondi previsti dal PNNR vanno in questa direzione.

 Il Pnrr indicava numerosi obiettivi sull’ambito della formazione, compresi quelli legati al sistema di formazione professionale terziaria, che è stato recentemente riformato. Quali sono i bisogni del mondo del lavoro e delle imprese che la formazione italiana a vari livelli ancora non intercetta?

L’effetto Pnrr che guarda a questo tipo di progettualità educativa con finanziamenti ad hoc, da programmare sul lungo periodo. Le risorse stanziate per questo le politiche per il lavoro sono infatti rilevanti: parliamo di un fondo di circa 6,66 miliardi di euro concentrati principalmente nelle politiche attive e nella formazione professionale. Detto ciò, nel confronto quotidiano che abbiamo con gli imprenditori del Territorio emerge con forza il tema delle competenze e della centralità del capitale umano. Il gap riguarda soprattutto le cosiddette “soft skills”, ovvero le competenze trasversali, considerate oggi imprescindibili indipendentemente dal settore economico e dalla dimensione dell’impresa datrice di lavoro.

Quanto può fare la differenza questa tipologia di formazione anche sul fronte dell’occupazione al femminile? Il Gruppo UniCredit figura in diversi indici sulla Gender Equality, come quello di Bloomberg. Come si pone quindi sul tema del gender gap, in particolare quello nel settore finanziario e tecnologico?

Nel 2018 UniCredit ha aderito alla Women in Finance Charter, un passo importante nel nostro percorso verso una più equilibrata distribuzione di genere a tutti i livelli dell’organizzazione: da quando abbiamo aderito alla Carta, la nostra presenza femminile nel senior management è in costante aumento, in linea con la nostra ambizione di raggiungere la parità di genere a tutti i livelli dell’organizzazione.

Abbiamo anche aumentato la rappresentanza femminile tra i nuovi assunti del Gruppo, raggiungendo il 58% nel 2021 contro il 55% degli ultimi due anni.

Il nostro impegno per la parità di genere in ambito imprenditoriale si è concretizzato in diverse iniziative volte a valorizzare il talento e le occasioni di sviluppo per le donne. Tra queste ricordiamo Women Onboarding, un percorso di mentoring al femminile, nel quale 21 professioniste scelte fra i membri degli Advisory Board Italy e Territoriali di UniCredit, fungono da mentor ad altrettante mentee selezionate fra imprenditrici di PMI clienti della banca ad elevato potenziale di crescita. A marzo ha poi preso il via Value Track for Women in Tech, un programma di UniCredit Start Lab che supporta le donne imprenditrici italiane e al quale parteciperanno 20 start up al femminile, selezionale all’interno della nostra piattaforma UniCredit Start lab.

Mi piace poi ricordare, quale segnale molto positivo, che tra le imprese ammesse a far parte del percorso Start Lab la quota delle start up finaliste a trazione femminile è in crescita progressiva fino ad arrivare al 25% di quest’anno.

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