Professioni digitali

Nasce un nuovo hub digitale nel veronese, e sono coinvolti anche gli ITS

Partecipa Fondazione ITS Last con Edulife, in un modello basato su soluzioni open source

Villafranca di Verona è capofila di un progetto digitale avviato recentemente – e legato al bando di innovazione sociale per lo sviluppo delle competenze digitali – assieme a una rete di altri dieci comuni dell’ovest veronese.

Al progetto, finanziato da Fondazione Cariverona, partecipa l’ITS Last e il suo partner Edulife insieme al Comune di Verona, Verona Fab Lab, Penta Formazione e Faboci srl. Ed è proprio in virtù di questo contesto digitale che è arrivata la scelta di optare per Villafranca come sede del nuovo corso in Digital trasformation specialist-IT administrator.

Per quanto riguarda l’ITS, si lavorerà sulla creazione di una piattaforma digitale con strumenti in cloud che serviranno a erogare servizi agli ITS stessi. Il progetto si concluderà a settembre 2023, ma c’è l’intenzione di finanziarlo nuovamente per prolungarlo fino al 2025, utilizzando i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Come gli ITS beneficeranno della piattaforma digitale

La piattaforma verrà messa a punto a partire dal prossimo anno, per poi essere disponibile per gli studenti dei corsi ITS dell’anno formativo 2023-2024.

Le classi seguiranno il modello del flipped learning, con contenuti teorici in asincrono (on demand) e lezioni in aula di tipo laboratoriale. Verranno quindi caricati materiali teorici sulla piattaforma, oltre che offerti servizi di certificazione delle competenze e di supporto ai ragazzi per l’ingresso nel mondo del lavoro. Il territorio degli 11 comuni veronesi, grazie al progetto di innovazione sociale, sarà arricchito di attività legate all’innovazione digitale – le cosiddette palestre digitali – luoghi in cui fare esperienza formativa e creare i nuovi esperti di domani.

foto: M. Winkler/Pixabay

Le parole di Antonio Faccioli sull’open source

Il progetto si baserà su soluzioni open source“, spiega a TuttoITS Antonio Faccioli, direttore di Fondazione Edulife, Olos (Osservatorio e laboratorio open source), docente ITS di trasformazione digitale e membro del comitato scientifico di Last Academy. “Lo scopo è creare soluzioni in cloud alternative a quelle delle multinazionali oltreoceano, su server privato, per aziende che desiderano innovarsi“.

L’attività di Olos ha il suo cuore pulsante nella formazione dei ragazzi, con un duplice obiettivo: da un lato lo studio e la ricerca dei benefici che l’open source può portare al territorio per un’innovazione sociale sostenibile, dall’altro con il laboratorio si vuole collaborare con aziende, pubblica amministrazione e realtà no-profit.

Secondo l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), scegliendo l’open source la pubblica amministrazione potrebbe risparmiare dal 30% al 50% sui costi di manutenzione, dal 20% al 30% sugli acquisti delle licenze e dal 50% al 70% sulle spese del nuovo software. Dal 2019 al 2022 la PA ha speso quasi 2 miliardi di euro per l’acquisto di applicativi. Come rileva Faccioli, l’aspetto culturale legato all’open source è importante poiché siginifica spinta e valorizzazione del bene comune.

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Daniela Zambonini
Collaboratore
Giornalista |Docente Laurea triennale Comunicazione IUSVE
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