Livello locale

Perché gli ITS devono rimanere ancorati al territorio

Ne ha parlato Alessandra Nardini, assessora al Lavoro della Toscana, in audizione al Senato: "Va evitato un eccessivo accentramento nazionale della materia"

Le regioni non mancano di ribadire l’importanza degli Istituti Tecnici Superiori, opportunità per un percorso qualificante, innovativo e diffuso sul territorio. Lo hanno fatto durante un’audizione nella commissione Lavoro al Senato dedicata ai canali di ingresso nel mondo del lavoro e alla formazione professionale dei giovani, in cui si è parlato anche di ITS.

“Gli Istituti Tecnici Superiori sono una grande risorsa e opportunità formativa, che favorisce e attualmente realizza un grande raccordo con il mondo del lavoro”, ha spiegato dinanzi ai senatori Alessandra Nardini, assessora al Lavoro della Regione Toscana e coordinatrice della commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni. 

Un sistema in crescita

Sulla base dei dati di Indire del febbraio 2021, afferma Nardini: “a livello nazionale sono 109 (oggi siamo a 117, ndr) e hanno 723 percorsi attivi, ai quali sono iscritti 18.528 alunni. I percorsi formativi sono programmati dalle regioni e sono gestiti da Fondazioni, costituite da scuole, enti di formazione, università e imprese che collaborano alla loro progettazione e realizzazione. I soggetti partner delle fondazioni sono 2.856, di cui 1.115 imprese e 129 associazioni di imprese. Un sistema in crescita costante, passato dai 1.098 diplomati del 2013 ai 3.536 del 2018. Attraverso investimenti di origine prevalentemente regionale, gli ITS hanno triplicato il numero degli studenti coinvolti nel sistema”.

Alessandra Nardini

Continua Nardini: “La caratteristica degli Istituti Tecnici Superiori è riuscire a catalizzare meglio e più rapidamente i cambiamenti del mercato del lavoro e modellare i percorsi formativi sulla base dei bisogni di competenze meglio impiegabili nei sistemi produttivi, soprattutto territoriali. Quello degli ITS si è dimostrato un canale formativo strettamente legato al mondo del lavoro e orientato alla minimizzazione del mismatch tra domanda e offerta”.

Nardini ha ricordato, attraverso le statistiche di Indire, che l’82,6% dei diplomati degli ITS – un dato che si attesta all’80% nel periodo interessato dal Covid – ha trovato lavoro a un anno dal conseguimento del titolo.

Lo sviluppo degli ITS deve concentrarsi nei territori

“È a livello locale che si incrociano le diverse esigenze delle imprese, dell’innovazione e dello sviluppo, nonché delle competenze proprie delle regioni in materia di formazione e lavoro e delle strategie legate ai canali della formazione terziaria professionalizzante. Questi percorsi di formazione, caratterizzati da esiti occupazionali molto alti, saranno sempre più chiamati a essere uno strumento importante nelle politiche attive del lavoro e del futuro della formazione”, ha poi affermato l’assessora al Lavoro della regione Toscana.  

Nardini si è quindi soffermata sulla riforma sul mondo degli ITS evidenziando come sia importante evitare “un eccessivo accentramento nazionale della materia, che invece, per la sua crescita e sviluppo, deve restare ancorata ai territori”.

Regioni e Senato a confronto

La rappresentante delle regioni ha poi concluso: “Le regioni sono costantemente impegnate in un serrato lavoro di confronto con il Senato. Il fine è di potere approdare alla definizione di un testo normativo che possa rispettare le competenze delle regioni e dare seguito al proficuo accrescimento qualitativo e quantitativo del sistema ITS nel suo complesso”.

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Riccardo Pieroni
Collaboratore
Giornalista freelance. Mi occupo soprattutto di politica, economia e criminalità organizzata. Ho co-fondato il portale L'Eclettico. Lavoro per l'agenzia di stampa parlamentare Public Policy.
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