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ITS, Itis e Itt, occhio a non fare confusione tra gli acronimi

Sebbene simili nel nome, Istituti Tecnici Superiori e Istituti tecnici industriali statali (detti anche Istituti tecnici tecnologici) sono percorsi di natura molto diversa, a partire dalla fascia d'età a cui si rivolgono

Hanno un acronimo molto simile, anche perché si pronunciano allo stesso modo, ma la loro natura è radicalmente diversa: è questa la premessa per ricordarsi che gli ITS, ossia i percorsi post diploma che portano i diplomati al livello EQF 5, sono altra cosa rispetto agli Itis, gli Istituti tecnici industriali statali.

Gli ITS, valida alternativa all’università perché in due anni accompagnano lo studente nel mondo del lavoro, sono scuole di alta tecnologia istituite nel 2010 e strettamente legate al sistema produttivo. Si occupano di sei macroaree: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie dell’informazione e della comunicazione e tecnologie innovative per i beni e le attività culturali. E si rivolgono a studenti già diplomati, dunque maggiorenni.

Rappresentano una realtà però ancora poco conosciuta. Secondo i dati di un dossier proposti in Parlamento lo scorso dicembre, sono poco più di 110 le scuole ITS in tutta Italia (oggi siamo arrivati a quota 117, per la precisione), corrispondenti a un totale di circa 18mila studenti iscritti e 713 corsi attivi.

In base al testo della riforma dello scorso luglio, che riguarda l’iter ancora in fase di discussione, gli ITS si chiameranno in futuro ITS Academy e saranno vere e proprie fondazioni in cui il ruolo dell’impresa sarà centrale. Il presidente della fondazione dell’ITS Academy dovrà essere espressione dell’impresa che guida la fondazione stessa. Una soluzione che dovrebbe aiutare, sia concettualmente ma anche a livello di nomenclatura, a non confondere questo percorso professionalizzante con quello garantito dagli Itis. Questi ultimi, infatti, sono scuole secondarie di secondo grado, dunque rivolte tipicamente alla fascia d’età che va dai 13 (o 14) ai 18 (o 19) anni.

L’ITS dopo l’Itis o l’Itt, ma che scioglilingua

È importante ricordare che gli ITS possono essere la naturale prosecuzione per chi ha concluso un percorso Itis e intende specializzarsi in un settore specifico, sviluppando competenze spendibili nel mondo del lavoro senza intraprendere il più lungo percorso universitario.

Parlando invece di Itis, è utile ribadire che si tratta di un percorso di studi superiore di secondo grado. Nel 2010, a seguito della riforma scolastica, sono diventati per la precisione Itt, ossia Istituti tecnici tecnologici: una soluzione che riunisce tutti gli altri indirizzi didattici di tipo tecnico, e che pur aggiungendo un ulteriore acronimo ha il vantaggio di rimuovere l’ambiguità tra ITS e Itis.

A differenza dei licei, gli Itt affiancano alla teoria anche una parte pratica, pensata per formare figure professionali tecniche. I percorsi formativi Itt sono numerosi ma hanno in comune la durata, che rispecchia quella classica delle scuole superiori: 5 anni. Entrando nello specifico, il periodo di studi è suddiviso in due cicli distinti: il biennio più propedeutico, e il triennio dove lo studente può coltivare la specializzazione che ha scelto. Dalla letteratura fino alle materie di indirizzo, i primi due anni di studio forniscono quindi allo studente le basi per poi proseguire gli ultimi tre anni di scuola superiore. Grazie a numerosi indirizzi accademici, gli Itt assicurano altrettanti sbocchi professionali.

Per lo studente che lo desidera, è possibile proseguire gli studi dopo l’Itt accedendo all’università. In questo caso, i percorsi di laurea più adatti sono quelli in ingegneria meccanica ed elettronica, ma anche informatica e matematica e fisica. In alternativa, terminato il ciclo di studi Itt lo studente potrà anche scegliere un corso ITS, assicurandosi un biennio di apprendimento pratico grazie alla disponibilità di stage presso le aziende del territorio (italiano ed estero) ma anche grazie a un corpo docenti proveniente prevalentemente dal mondo dell’imprenditoria.

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Riccardo Liguori
Collaboratore
Giornalista professionista. Determinato, riflessivo e curioso, tra i temi che ho più a cuore l'ambiente e la filosofia hanno (quasi) sempre la precedenza.
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