Competenze digitali

Italia-Europa: la sfida delle competenze digitali

Il nostro Paese è al di sotto della media UE, ma si guarda avanti: il 2023 è l'anno europeo delle competenze

La Commissione europea ha adottato la proposta per dare il via all’ Anno europeo delle competenze nel 2023, con l’obiettivo di fare fronte alla generale carenza di abilità digitali in Europa.

Con questa proposta si intende così rilanciare l’importanza dell’apprendimento permanente in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le parti sociali, i servizi pubblici e privati per l’impiego, le Camere di commercio e l’industria, gli enti di formazione, i lavoratori e le imprese.

2023 – Anno europeo delle competenze si inserisce nel perseguimento degli obiettivi del Decennio digitale europeo, la prospettiva della Commissione europea per la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030 che mira a dare ai cittadini europei “un futuro digitale incentrato sulla persona, sostenibile e più prospero“.

Italia: formare e acquisire più abilità

Come detto più volte su queste pagine, la sfida dell’economia nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, passa attraverso una maggiore acquisizione di nuove competenze digitali.

Un percorso importante ancor più per l’Italia che è al di sotto della media europea per numero di persone con competenze digitali di base (il 45,6%), e il 55% di imprese che faticano a trovare personale qualificato con adeguate abilità digitali (con solo il 3,8% di lavoratori esperti digitali).

È quanto emerge dal Digital Economy and Society Index (DESI), pubblicato dalla Commissione europea. Il Report indica come solo il 54% della popolazione europea di età 16-74 anni abbia almeno competenze digitali di base. L’obiettivo è che diventino l’80% entro il 2030. Una percentuale, questa, raggiunta nel 2021 soltanto da Finlandia e Olanda, seguiti da Irlanda, Danimarca e Svezia.

Nel 2022 si evidenzia come la maggior parte degli Stati membri stia facendo progressi nella trasformazione digitale, ma anche come le tecnologie digitali essenziali quali intelligenza artificiale (IA) e Big data non siano ancora utilizzate largamente dalle imprese.

Gli ITS nel settore delle comunicazioni: formazione innovativa

La formazione degli ITS del settore dell’informazione e comunicazione (ICT), svolgono l’importante funzione di dare una piccola boccata di ossigeno alle imprese in cerca di lavoratori competenti.

Il problema sono i numeri, ancora troppo esigui. Per questo si punta da più parti ad aumentare notevolmente il numero degli iscritti agli ITS di tutti i percorsi, portando gli attuali 5mila annui a 25mila nel 2026 grazie ai finanziamenti del Pnrr. Ma la formazione in generale deve essere rilanciata in tutto il Paese, per non continuare a scontare le forti difficoltà economiche, sociali e culturali legate ai vecchi problemi: abbandono precoce degli studi, scarsità di formazione professionalizzante (soprattutto terziaria), povertà educativa, crisi demografica.

I progetti per la transizione digitale a livello europeo prevedono di iniziare con l’alfabetizzazione digitale già da piccoli, nelle scuole, per proseguire con una formazione adeguata e permanente lungo tutto l’arco della vita lavorativa. E infatti gli obiettivi nell’agenda della Commissione europea per i giovani sono anche quelli di dimezzare, dal 30% al 15% nel 2030, il numero di giovani in età 13-14 anni “con prestazioni inferiori nell’informatica e nell’alfabetizzazione digitale“.

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Daniela Zambonini
Collaboratore
Giornalista |Docente Laurea triennale Comunicazione IUSVE
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