Europa, Italia

L’istruzione superiore in Italia rispetto al quadro di riferimento Ue: i target 2020 restano lontani

La bassa quota di giovani con un titolo terziario è dovuta anche alla limitata disponibilità di corsi terziari di ciclo breve e professionalizzanti come gli ITS, scrive l'Istat

Per rimanere competitiva a livello globale, l’Unione europea (Ue) deve garantire lo sviluppo continuo delle competenze dei suoi cittadini. Per questo, attraverso le proprie istituzioni promuove la formazione nel campo dell’innovazione tecnologica, per rispondere a specifiche domande di manodopera.

L’Europa fronteggia la carenza di competenze in particolare nei campi di studio della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (Stem), e dell’informazione e comunicazione (Ict). Nelle stesse aree intende inoltre colmare il divario esistente tra uomini e donne, che vede queste ultime sottorappresentate. Ma non solo: ai giovani e agli studenti l’Europa chiede di acquisire abilità trasversali di alto livello, come la capacità di risolvere problemi e il pensiero critico.

Come si colloca la formazione italiana nel contesto europeo?

Secondo il report Istat pubblicato a ottobre 2021 sui Livelli di istruzione e partecipazione alla formazione per l’anno 2020, nei livelli di istruzione cresce il divario dell’Italia rispetto alla media dell’Unione europea. Se prendiamo per esempio il dato relativo alla popolazione con almeno un titolo secondario superiore (diploma), in Italia è del 62,9%, contro il 79% della media dell’Europa dei 27. Un dato particolarmente significativo, poiché il diploma è considerato il principale livello di istruzione di un Paese.

Percentuali nettamente inferiori si riscontrano anche tra i laureati (25-64 anni): il 20,1% della popolazione per l’Italia, contro il 32,8% dell’Unione europea.

Più alti livelli di istruzione femminile

Forte anche il divario di genere: il report fotografa, ancora una volta, più alti livelli di istruzione femminile. Le ragazze con almeno un diploma sono il 65,1%, i ragazzi il 60,5%. Una differenza ben più alta di quella osservata nella media Ue, pari circa a un punto percentuale. Il vantaggio femminile in termini di formazione non si traduce, però, in un analogo vantaggio in ambito lavorativo.

Anche le donne straniere hanno livelli di istruzione più alti rispetto alla componente maschile: cinque su dieci possiedono almeno il diploma, tra gli uomini quattro su dieci; il 14,3% di queste è laureata rispetto all’8,3% degli uomini.

Quota ridotta di donne nelle discipline STEM

Tutto ciò avviene a fronte di una quota sensibilmente ridotta di donne con titolo terziario nelle discipline Stem: la quota di 25-34enni italiani con una laurea nelle discipline Stem (24,9%) è simile alla media Ue (25,4%) per la componente maschile, ma in Italia le donne sono sottorappresentate. Nelle Stem tra i ragazzi si trova un laureato su tre, tra le ragazze solo una su sei. Una dinamica che accade in Italia, ma non in Europa.

Rispetto alla media degli altri grandi Paesi europei, la componente femminile italiana ha un’incidenza delle Stem superiore: un risultato che deriva dal maggiore peso di lauree Stem nelle scienze naturali, nella matematica e nella statistica, ma anche in ingegneria. Il divario di genere nella scelta delle discipline tecnico-scientifiche è dunque presente, ma meno marcato rispetto al resto d’Europa.

I target di Europa 2020 restano lontani

“Sempre lontani i target della strategia Europa 2020, sintetizza l’Istat nel report. Tra i target della Strategia Europa 2020 c’era l’innalzamento della quota dei 30-34enni in possesso di una laurea, considerato un obiettivo fondamentale per una “società della conoscenza”. Ma come detto sopra, nel 2020 per il secondo anno consecutivo questo dato risulta stabile al 27,8%, mentre Francia, Spagna e Germania hanno quote pari al 48,8%, 44,8% e 36,3%. Un divario molto ampio e che negli anni non si è ridotto.

Giovani italiani: meno titoli ITS rispetto all’Ue

La bassa quota di giovani 30-34enni con un titolo terziario, risente anche della “limitata disponibilità” di corsi terziari di ciclo breve professionalizzanti, ossia degli ITS, come scrive il report Istat. I nostri ragazzi con titolo terziario da due anni consecutivi sono stabili al 27,8%, rispetto alla media europea del 41%. Il dato non ha di certo aiutato il nostro Paese a raggiungere i target della strategia Europa 2020.

Una carenza che vede l’Italia distante da alcuni Paesi europei, e in particolare da Francia, Spagna e Regno Unito, dove la formazione tecnica superiore rappresenta una parte importante dei titoli terziari conseguiti (rispettivamente il 32%, il 29% e il 14%). In relazione alle differenze di genere, in Italia è laureata una giovane su tre (34,3%) contro un giovane su cinque (21,4%). E anche la media europea di laureate (46,1%) è superiore a quella dei laureati (36%).

Va segnalato, infine, il divario territoriale a sfavore del Mezzogiorno, ancora oggi molto marcato. Solo un quinto dei giovani del sud è laureato: il 21,3%, contro il 31,3% del nord e il 32% del centro. I dati evidenziano come la ripresa del Mezzogiorno passi attraverso un’offerta di lavoro qualificata e tecnologicamente innovativa. Come richiesto dalla società del futuro e di un presente in rapido mutamento.

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Daniela Zambonini
Collaboratore
Giornalista |Docente Laurea triennale Comunicazione IUSVE
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