L'intervista

Come e perché Indire fa monitoraggio (e veglia) sugli ITS

La responsabile della struttura di ricerca sugli ITS per conto di Indire, Antonella Zuccaro, ci ha spiegato come vengono raccolti i dati e a quali modelli si guarda

Anzitutto la gestione di una banca dati sugli Istituti Tecnici Superiori. Poi in monitoraggio nazionale sui percorsi formativi e sulle Fondazioni ITS. E ancora, attività di ricerca per favorire lo sviluppo di un modello degli ITS in grado di contaminare scuole superiori e università. Sono queste alcune delle attività portate avanti da Indire sugli ITS: l’istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa svolge un ruolo prezioso per favorire la conoscenza della formazione terziaria professionalizzante in Italia. Un ruolo cresciuto negli anni, grazie a una serie di provvedimenti.

Con il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) del 25 gennaio 2008 l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (Ansas) – antenata di Indire – ha avuto l’incarico di progettare e realizzare la banca dati sugli ITS“La costruzione di questo database, avvenuta tra il 2008 e il 2010, è stata di per sé una sfida nella sfida”, spiega a TuttoITS Antonella Zuccaro, ricercatrice e responsabile della struttura di ricerca ITS per Indire, che segue fin dalle loro origini gli Istituti Tecnici Superiori. “Abbiamo studiato i modelli professionalizzanti di altri paesi europei come Francia, Svizzera, Germania e Svezia”.

Un bottino in banca dati, frutto di un monitoraggio sistematico

Per dare vita alla banca dati nazionale si è partiti dalle informazioni sulle fondazioni: struttura organizzativa, governance interna ed esterna, attività svolte ma anchecapacità di attivarsi all’interno della Regione per realizzare attività di formazione”, racconta Zuccaro. Il database “ha raccolto le fondazioni e le attività dei percorsi, tutte le attività post ed ex ante sugli Istituti. 

La banca dati raccoglie quindi “tutte le informazioni dei percorsi, delle aree tecnologiche, nonché delle competenze, dei profili. Dei dati che inseriscono le fondazioni alcuni li utilizziamo per le attività di monitoraggio per capire l’evoluzione del sistema ITS – attraverso indicatori di realizzazione e risultato e di monitoraggio e valutazione – del suo modello formativo”, spiega la ricercatrice. Si tratta di un “quadro dinamico di una banca dati che può essere utilizzato dal ministero dell’Istruzione, dal ministero dello Sviluppo economico, dalle regioni, da Confindustria e da vari stakeholders”.

Il passo successivo è stato il monitoraggio dei percorsi formativi. “Da oltre dieci anni Indire, ai sensi dell’articolo 13 del Dpcm del 2008, progetta, realizza e sviluppa la banca dati nazionale del sistema degli ITS, e su incarico del ministero dell’Istruzione, realizza ogni anno il monitoraggio nazionale degli ITS, i cui esiti concorrono all’assegnazione delle premialità“, afferma Zuccaro. Il monitoraggio nazionale si svolge sulla “base dei dati presenti nella banca dati nazionale ITS, implementata dalle Fondazioni”. Viene effettuato annualmente sui percorsi terminati da almeno 12 mesi, arco temporale necessario al fine di rilevare gli esiti occupazionali, prosegue la ricercatrice.

ITS, un modello dinamico che ha nella flessibilità il punto di forza

Dalla costituzione della banca dati e dalla realizzazione dei monitoraggi nazionali sono poi derivati i primi casi di studio sugli ITS e la costruzione di una serie di ranking. Un’attenzione particolare è stata rivolta a una delle peculiarità degli Istituti: gli alti livelli di occupazione dopo il diploma. “Abbiamo studiato il modello, come si potesse mettere a sistema” racconta la responsabile ITS per Indire. Tra il 2017 e il 2020 è stata portata avanti “un’attività di interviste e focus”. Inoltre l’Istituto realizza un sondaggio di customer satisfaction – in forma anonima – con i diplomati ITS per analizzare il loro grado di soddisfazione.  

Secondo la ricercatrice, gli Istituti Tecnici Superiori traggono forza da “un sistema molto flessibile, che non è codificato. Si tratta di un modello dinamico, visto che nel corso di ogni anno può essere cambiato il percorso formativo”. Zuccaro evidenzia come il modello del sistema ITS sia stato ricavato dai “dati raccolti”. Un modello che “dovrebbe contaminare anche la scuola superiore e le università”.

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Riccardo Pieroni
Collaboratore
Giornalista freelance. Mi occupo soprattutto di politica, economia e criminalità organizzata. Ho co-fondato il portale L'Eclettico. Lavoro per l'agenzia di stampa parlamentare Public Policy.
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