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I progetti delle imprese che partecipano ad Upskill a Vicenza

Più sostenibilità, più personalizzazione di prodotto, più digitalizzazione per raccontare la propria mission. Ecco cosa chiedono nel vicentino le imprese che prendono parte al progetto lanciato da Fondazione Cariverona e Upskill 4.0

In collaborazione con: Fondazione Cariverona

“Non penso mai al futuro, arriva così presto”, recita un celebre aforisma. Ma per le imprese, piccole o grandi che siano, la consapevolezza che il domani arrivi presto deve essere lo stimolo più potente ad agire. Per rafforzare il proprio business è meglio non rimandare: le sfide si fanno ogni giorno più complesse e il mercato non aspetta. In compenso, la leva tecnologica è sempre più alla portata.

E così sette aziende del vicentino hanno colto la chance del progetto Upskill, promosso da Fondazione Cariverona e Upskill 4.0 (ne abbiamo scritto qui): nei prossimi mesi, riceveranno il supporto del team specializzato in innovazione digitale e rigenerazione di filiere e territori per lanciare nuovi prodotti o ricalibrare alcune dinamiche imprenditoriali (guarda le storie raccontate in prima persona dai titolari delle imprese). A dare un contributo importante, saranno anche gli studenti degli ITS italiani coinvolti nell’iniziativa: faranno infatti parte dei team che trasformeranno le sfide progettuali lanciate dalle aziende in iniziative concrete.

Le richieste delle aziende sono molte diverse e raccontano bisogni strettamente connessi alle tipologie di business (proprio come a Verona).

Dal visual merchandising al packaging sostenibile

Lideimmagine, realtà che si occupa di visual merchandising, produzione di manichini e articoli da vetrina, vuole sviluppare un sistema informatico per realizzare manichini su misura di alta gamma. Un ulteriore passo in avanti per un gruppo che è noto sul mercato per il manichino ultraleggero in propilene espanso riciclabile Livelymen, ma anche per il progetto sostenibile Valplastick, dedicato alle grucce.

Dal visual merchandising la sfida passa al packaging nella bottega orafa artigianale, a conduzione familiare, di Daniela Vettori. La microimpresa lavora interamente a mano le sue collezioni, con un occhio di riguardo al tema del recupero della materia prima e all’upcycling di prodotti già esistenti. Ad Upskill, la realtà vicentina chiede nuove soluzioni per il packaging dei gioielli, per essere più sostenibile e valorizzare anche risorse, materiali di scarto, del territorio.

(foto: Pixabay)

Le sfide delle nuove generazioni

Un interessante storia di famiglia è quella di Botteganove, azienda specializzata nella realizzazione di mosaici in ceramica e porcellana. Negli anni ’60 la famiglia Pegoraro impiantò nella cittadina di Nove un laboratorio di ceramiche classiche; il brand attuale si inserisce nel know how esistente ma deve fronteggiare nuove sfide: rendere la ceramica di nuovo contemporanea e comunicare al pubblico la sostanziale differenza da quella industriale. I team di Upskill aiuteranno Botteganove a creare una visita virtuale al laboratorio dell’azienda, per promuovere una conoscenza delle fasi produttive. Le tecnologie digitali aiuteranno a veicolare al pubblico una visione generazionale di processi che- diversamente- resterebbero noti solo nel perimetro aziendale.

Ambizioni di seconda generazione anche per Fusinalab, azienda specializzata nella produzione di plexiglass: specializzata in B2B, lancia una sfida in ambito B2C per creare un configuratore per gli articoli da regalo Wot (Words of Time). L’obiettivo è consentire ai clienti di personalizzare gli articoli decorativi in plexiglas, indagando l’uso delle parole e la loro valenza grazie all’incisione sul materiale.

In cerca di sostenibilità

Il progetto Upskill non si rivolge solo a imprese, ma supporta nei processi di innovazione anche organizzazioni non lucrative di utilità sociale, come la cooperativa sociale Insieme che gestisce negozi di usato distribuiti in provincia di Vicenza da cui acquistare al dettaglio o all’ingrosso. Il suo core business è il rifiuto tessile: punta a creare un sistema di marchiatura fisica per comunicare la provenienza e le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto. Grazie a una dashboard web, vuole aiutare i clienti a comprendere l’impatto dei propri acquisti. Insieme chiede di sviluppare un progetto comunicativo per veicolare l’importanza della sostenibilità legata agli indumenti second hand e upcycled.

La sostenibilità è centrale anche per Arbos, che produce prodotti in carta ecosostenibili, per rispettare l’uomo e l’ambiente. Il prossimo step è realizzare un vero e proprio brand spin-off di taccuini e agende, per mettere al centro la personalizzazione di prodotto. In che modo? Grazie a un configuratore che dia, di fatto, potere al cliente. Una svolta intrigante, che deve essere comunicata al meglio con un’adeguata strategia social.

Le sfide del nuovo corso

Solo apparentemente più semplice la sfida progettuale di Le Nove Hotel & restaurant, che vuole offrire esperienze più customizzate alla clientela business della struttura, dalla personalizzazione dei parametri della camera all’offerta di experience sul territorio. L’hotellerie è stato uno dei settori più colpiti dal biennio pandemico: nel prossimo futuro la capacità di garantire esperienze personalizzate, inedite e adatte ai bisogni cangianti dei clienti determinerà il destino, e relative fortune, di tanti player di questo mercato.

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