Formazione

Riformare la formazione: un nuovo orientamento verso gli ITS

Luci e ombre di un percorso formativo dalle grandi potenzialità ma ancora troppo poco conosciuto e sostenuto

L’intero sistema formativo, e quello ITS in particolare, necessita di fare sistema. L’assessora di Milano Alessia Cappello, addetta alle Politiche del lavoro e allo Sviluppo economico, afferma: “siamo in un momento storico mondiale in cui non c’è più tempo per l’ideologia né per la propaganda. Dobbiamo lavorare insieme con un obiettivo chiaro cui tendere”. Cappello ha parlato a margine del convegno Riformare la formazione: un nuovo orientamento verso gli ITS, organizzato lo scorso 11 aprile a Palazzo Marino.

La qualità dei percorsi formativi

Gli Istituti Tecnici Superiori rappresentano a livello internazionale e nazionale una proposta formativa di eccellenza, che vanta importanti dati di occupazione e formazione specialistica. “Con questi corsi ITS – ha spiegato l’assessora regionale alla Formazione e Lavoro, Melania De Nichilo Rizzoli – sosteniamo il mondo del lavoro e permettiamo ai ragazzi di scegliere un percorso formativo che possa assicurare loro un’occupazione certa”.

Basta pensare che l’86% degli studenti ITS, entro 6 mesi dal conseguimento del diploma, trova un’occupazione. Nella media nazionale gli ITS hanno un dato di occupazione qualificata, in coerenza con il percorso formativo a un anno del diploma, con punte del 92%.

Un sistema ITS sempre più importante in Lombardia

Pur trattandosi di un sistema relativamente giovane – ha 12 anni di vita – gli ITS hanno raggiunto risultati molto importanti in Italia e soprattutto in Lombardia, leader in questo settore da molti punti di vista. La regione eroga oggi 199 corsi grazie a 25 fondazioni, frequentati da oltre 4.800 studenti.

“Abbiamo più che raddoppiato il numero delle iscrizioni dall’inizio del mio incarico – ha sottolineato De Nichilo -. Tuttavia non si tratta di una questione puramente numerica. Si è altamente specializzata e migliorata anche la qualità dei percorsi formativi, che offrono un legame di sinergia strettissima con il mondo del lavoro”.

Negli ultimi anni, la regione Lombardia ha investito oltre 80 milioni di euro sul sistema formativo degli ITS. “A tal proposito, siamo molto contenti delle promesse di Mario Draghi, e dunque degli 1,5 miliardi di euro previsti nel Pnrr. Confidiamo in una crescita ulteriore di questi fondi per implementare non sono il numero dei corsi ma per dare maggiore riconoscibilità e dignità alle fondazioni che investono in strutture adeguate. Noi vorremmo incrementare anche il numero delle soluzioni residenziali e dei laboratori”, ha continuato De Nichilo.

In questi anni, ha fatto capire l’assessora regionale, il sistema ITS è cresciuto dove le amministrazioni regionali hanno saputo e voluto integrare le risorse nazionali con le proprie. Dal 2018 il numero di studenti ITS in Lombardia è cresciuto del 133% e il numero dei corsi erogati è aumentato del 36%. Oggi diventa sempre più importante far capire alle famiglie che il percorso formativo ITS è alternativo all’università, ma ugualmente in grado di garantire un diploma che non ha nulla da invidiare a quello accademico.

Tra ITS e Itis c’è poca chiarezza

Tra i problemi che gravitano intorno al mondo degli ITS ce n’è uno che, a un primo sguardo, può apparire banale, ma che, invece, si rivela decisivo. “Tuttora si fa una grande confusione tra le sigle ITS e Itis (abbiamo approfondito il tema qui, ndr). Sono troppo simili. Troviamo la parola giusta, perché questo cambiamento ci consenta di approfondire meglio il tema della qualifica superiore di alto livello che gli ITS portano. Stringiamo questa alleanza per cambiare le parole, perché dalle parole cambia la visione che abbiamo del mondo”, ha sottolineato l’assessora e consigliera comunale delegato per la formazione e lavoro, Diana De Marchi.

Un problema, quello del nome, su cui ha insistito anche Monica Poggio, vicepresidentessa di Assolombarda e dal 2014 presidentessa dell’ITS Lombardia Meccatronica. “Si tratta di un vizio originario di forma, ma non è l’unico. L’ITS è vittima anche di una criticità culturale, di concezione errata del paradigma didattico. Nel nostro paese c’è un’insufficiente collaborazione tra istituzione didattica e mondo del lavoro. Manca il dialogo. Le aziende vanno molto veloci, le organizzazioni del lavoro cambiano, il mercato pure e le competenze continuano ad aggiornarsi. Per questo diventa necessario costruire una comunicazione solida, necessaria per capire come progettare un’offerta formativa adeguata”.

Il Bollettino Excelsior

Effettivamente, dai dati del Bollettino del sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere-Anpal, è emerso che nel mese di marzo il 41% delle aziende ha registrato grande difficoltà a reperire candidati. Di questa parte, il 24% è dovuto a mancanza di candidati, il 14% alla loro non adeguata preparazione.

Un altro problema è quello dei Neet, i giovani under 29 che non studiano e non lavorano: il dato italiano è rimbalzato al 18%, contro una media europea del 10%.

La situazione della formazione in Italia

Come spiegato da Marina Brambilla, pro-rettrice ai servizi per la didattica dell’Università Statale di Milano, nonostante i buoni dati l’Italia è penultima in Europa per numero di iscritti a corsi di formazione terziaria universitaria. A oggi sono circa 11mila gli studenti iscritti in Italia a un corso ITS. Tuttavia in Svizzera sono 40mila, in Francia 600mila e in Germania 900mila.

“Le difficoltà passate, ora risolte, per gli ITS hanno riguardato anzitutto il reperire finanziamenti. Un problema su cui però riflettere anche in vista del futuro. Un altro aspetto cruciale è quello di saper cogliere e leggere tra le righe le richieste delle aziende”, ha continuato Danilo Margaritella, segretario generale Uil Milano e Lombardia.

Infine, tra le difficoltà, è riscontrabile quella di riuscire a soddisfare le richieste delle imprese. “È un sistema che funziona molto bene ma con numeri troppo piccoli per essere veramente incisivo. Dobbiamo crescere, tanto. Gli ITS rappresentano un ottimo strumento anche per contrastare la dispersione scolastica e recuperare i Neet, perché si tratta di una formazione molto breve, pratica e concreta. Un’altra sfida per il futuro: sempre di più le aziende ci chiedono dei profili multi-competenti e quindi la possibilità di lavorare insieme tra ITS, dove ciascuno mette a disposizione la propria eccellenza per creare profili ibridi”, ha concluso Roberto Sella, coordinatore della rete ITS Lombardia.

Condividi questo contenuto:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Riccardo Liguori
Collaboratore
Giornalista professionista. Determinato, riflessivo e curioso, tra i temi che ho più a cuore l'ambiente e la filosofia hanno (quasi) sempre la precedenza.
Segui l'autore:
ITS PER
COMINCIARE
Iscriviti alla newsletter di TuttoITS
Con l’iscrizione al servizio dichiaro di accettare le Informazioni sulla Privacy.